Da quando ha iniziato il nido non dorme più.
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Routine diverse tra casa e nido: rovinano il sonno?
Quando un bambino inizia il nido, il sonno è spesso il primo equilibrio che sembra saltare. Addormentamenti più faticosi, risvegli notturni più frequenti, richiesta improvvisa di contatto anche in bambini che fino a poco prima sembravano “più autonomi”.
Ed è qui che nasce quasi sempre lo stesso pensiero:
forse è colpa delle routine diverse.
Al nido gli orari non coincidono con quelli di casa, le modalità cambiano, le persone sono altre. E la routine diventa il bersaglio principale del senso di colpa.
Ma c’è una cosa da chiarire subito:
routine diverse tra casa e nido, di per sé, non rovinano il sonno.
Non è la routine il problema. È il carico.
Il nido è un contesto ricco, stimolante, complesso.
Anche quando viene vissuto serenamente, il corpo del bambino è costantemente impegnato:
rumori continui
relazioni multiple
tempi condivisi
richieste di adattamento
separazione dalla figura di riferimento
A casa, invece, ritrova uno spazio in cui può abbassare le difese, rallentare, cercare contatto e lasciare andare ciò che ha trattenuto durante la giornata.
Questa differenza non è una contraddizione da correggere.
È una necessità biologica.
Quando il sonno peggiora dopo l’inizio del nido, nella maggior parte dei casi non è perché il bambino si è “confuso”.
È perché sta integrando un cambiamento importante.
Il sonno come spazio di regolazione
Il sonno notturno diventa il luogo in cui il corpo prova a riorganizzare la stanchezza fisica ed emotiva accumulata.
Più il carico è stato intenso, più il sonno può diventare:
leggero
frammentato
bisognoso di presenza
accompagnato da risvegli frequenti
Non è un problema di coerenza educativa.
È un tema di regolazione del sistema nervoso.
“Ma allora devo rendere tutto uguale?”
Molti genitori, nel tentativo di aiutare, cercano di rendere le routine il più possibile simili tra casa e nido: stessi orari, stesse modalità, meno contatto perché “al nido ce la fa”.
Ma il fatto che un bambino riesca a fare qualcosa al nido
non significa che debba farla anche a casa.
Al nido utilizza risorse di adattamento elevate, spesso a costo di una maggiore tensione interna.
A casa può permettersi di chiedere di più.
E spesso è proprio questa richiesta serale a sostenere il sonno, non a comprometterlo.
Il vero punto da osservare
La domanda non è:
“Le routine coincidono?”
La domanda è:
Come arriva mio figlio alla sera?
È già al limite?
Passa dal gioco al pianto senza transizioni?
Si addormenta per crollo?
Mostra forte irritabilità nelle ultime ore?
In molti casi il sonno diventa faticoso non perché le routine sono diverse, ma perché la giornata è stata troppo densa e la sera non offre spazio sufficiente per rallentare.
Cosa può aiutare davvero
Quando il sonno cambia dopo l’inizio del nido, può essere più utile:
Proteggere il rientro a casa
Ridurre le richieste serali
Anticipare i tempi quando la stanchezza è evidente
Offrire contatto senza leggerlo come un passo indietro
Creare una transizione lenta tra attività e sonno
Non si tratta di “regredire”.
Si tratta di permettere al sistema nervoso di chiudere la giornata.
Le aspettative che pesano sul sonno
A pesare sul sonno, spesso, non sono le routine diverse.
Sono le aspettative:
che un bambino debba funzionare allo stesso modo ovunque
che la stanchezza faccia dormire meglio
che il bisogno di contatto sia un segnale negativo
Quando queste aspettative vengono ridimensionate, anche il sonno trova più facilmente il suo equilibrio.
Se il sonno è cambiato dopo il nido
Non è automaticamente un segnale che qualcosa non va.
Ma è un segnale che qualcosa sta chiedendo di essere guardato.
La domanda non è come aggiustare il sonno.
È cosa il sonno sta cercando di reggere in questo momento.
Ogni bambino vive il nido in modo unico.
E il sonno è uno degli strumenti più sinceri che ha per comunicarlo.
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