Da quando ha iniziato il nido non dorme più.

IL BLOG

Routine diverse tra casa e nido: rovinano il sonno?

Quando un bambino inizia il nido, il sonno è spesso il primo equilibrio che sembra saltare. Addormentamenti più faticosi, risvegli notturni più frequenti, richiesta improvvisa di contatto anche in bambini che fino a poco prima sembravano “più autonomi”.

Ed è qui che nasce quasi sempre lo stesso pensiero:
forse è colpa delle routine diverse.

Al nido gli orari non coincidono con quelli di casa, le modalità cambiano, le persone sono altre. E la routine diventa il bersaglio principale del senso di colpa.

Ma c’è una cosa da chiarire subito:
routine diverse tra casa e nido, di per sé, non rovinano il sonno.

Non è la routine il problema. È il carico.

Il nido è un contesto ricco, stimolante, complesso.
Anche quando viene vissuto serenamente, il corpo del bambino è costantemente impegnato:

  • rumori continui

  • relazioni multiple

  • tempi condivisi

  • richieste di adattamento

  • separazione dalla figura di riferimento

A casa, invece, ritrova uno spazio in cui può abbassare le difese, rallentare, cercare contatto e lasciare andare ciò che ha trattenuto durante la giornata.

Questa differenza non è una contraddizione da correggere.
È una necessità biologica.

Quando il sonno peggiora dopo l’inizio del nido, nella maggior parte dei casi non è perché il bambino si è “confuso”.
È perché sta integrando un cambiamento importante.

Il sonno come spazio di regolazione

Il sonno notturno diventa il luogo in cui il corpo prova a riorganizzare la stanchezza fisica ed emotiva accumulata.

Più il carico è stato intenso, più il sonno può diventare:

  • leggero

  • frammentato

  • bisognoso di presenza

  • accompagnato da risvegli frequenti

Non è un problema di coerenza educativa.
È un tema di regolazione del sistema nervoso.

“Ma allora devo rendere tutto uguale?”

Molti genitori, nel tentativo di aiutare, cercano di rendere le routine il più possibile simili tra casa e nido: stessi orari, stesse modalità, meno contatto perché “al nido ce la fa”.

Ma il fatto che un bambino riesca a fare qualcosa al nido
non significa che debba farla anche a casa.

Al nido utilizza risorse di adattamento elevate, spesso a costo di una maggiore tensione interna.
A casa può permettersi di chiedere di più.

E spesso è proprio questa richiesta serale a sostenere il sonno, non a comprometterlo.

Il vero punto da osservare

La domanda non è:

“Le routine coincidono?”

La domanda è:

  • Come arriva mio figlio alla sera?

  • È già al limite?

  • Passa dal gioco al pianto senza transizioni?

  • Si addormenta per crollo?

  • Mostra forte irritabilità nelle ultime ore?

In molti casi il sonno diventa faticoso non perché le routine sono diverse, ma perché la giornata è stata troppo densa e la sera non offre spazio sufficiente per rallentare.

Cosa può aiutare davvero

Quando il sonno cambia dopo l’inizio del nido, può essere più utile:

  • Proteggere il rientro a casa

  • Ridurre le richieste serali

  • Anticipare i tempi quando la stanchezza è evidente

  • Offrire contatto senza leggerlo come un passo indietro

  • Creare una transizione lenta tra attività e sonno

Non si tratta di “regredire”.
Si tratta di permettere al sistema nervoso di chiudere la giornata.

Le aspettative che pesano sul sonno

A pesare sul sonno, spesso, non sono le routine diverse.
Sono le aspettative:

  • che un bambino debba funzionare allo stesso modo ovunque

  • che la stanchezza faccia dormire meglio

  • che il bisogno di contatto sia un segnale negativo

Quando queste aspettative vengono ridimensionate, anche il sonno trova più facilmente il suo equilibrio.

Se il sonno è cambiato dopo il nido

Non è automaticamente un segnale che qualcosa non va.
Ma è un segnale che qualcosa sta chiedendo di essere guardato.

La domanda non è come aggiustare il sonno.
È cosa il sonno sta cercando di reggere in questo momento.

Ogni bambino vive il nido in modo unico.
E il sonno è uno degli strumenti più sinceri che ha per comunicarlo.

🌙 Quando chiedere un confronto

Se senti che le domande superano le risposte,
se il sonno è diventato una fonte di preoccupazione costante,
se non sai più distinguere tra adattamento fisiologico e sovraccarico…

Confrontarti con uno sguardo professionale può aiutarti a leggere meglio ciò che sta succedendo, senza colpe.

Accompagnare il sonno non significa controllarlo.
Significa comprenderlo.

E a volte, capirlo insieme fa la differenza. 🤍

👉 Vai alla sezione Servizi per scoprire i percorsi di consulenza personalizzati.
👉 Oppure scrivimi dalla pagina Contatti: ti risponderò con cura.

💛Ti stai chiedendo se è il momento giusto per chiedere supporto?

Se anche solo una parte di te ha risposto “sì”, sappi che io ci sono.

Scrivimi quando vuoi: troveremo insieme la modalità e il momento giusto per iniziare.